


Articolo di Gabriele Marras - Tratto da "Mondo Pesca", direttore Alberto Belfiori
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Ogni tanto capita, colpevole il telefonino, di sentire il mio amico Giorgio Fradelloni. Ci accomuna la passione per la pesca, io dalla spiaggia e lui dalla barca. Ma non si parla di surf. Di solito sono io che indago, un po' per il fascino delle sue storie, generalmente positive e ricche, un po' per deformazione professionale. Spesso ci aggiorniamo da Cesare, al Bar del Cambio, davanti ad un Campari ghiacciato per l'esame di qualche bella fotografia. Oppure, nel migliore dei casi, si combina una rapina in mare: un'estemporanea uscita a traina. Così è successo anche questo ultimo 20 di gennaio, sabato. Un sabato che molti colleghi cannisti ricorderanno per il freddo e il maltempo, mentre il resto dei barcaioli di uscire proprio non ha parlato. Alle otto circa, recuperata l'esca un po' qui, un po' là, arriva la conferma dell'uscita. Mi hanno detto: "pensa solo ad essere puntuale, alle 9 e mezzo al distributore di Marina Capitana". Una cambiale. Parcheggio l'auto, scarico indumenti e reflex. Una stretta di mano e via, a Torre delle Stelle. L'idea è quella di pescare qualche dentice. "Ce ne sono in abbondanza nel Golfo, a tutte le profondità", assicura Franco Mereu, inseparabile compagno di avventure. Insieme hanno messo a punto una tecnica eccezionale che consente loro di portare le esche oltre i 60 metri. |
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| Per me è una grande emozione. Navigo sopra la secca in cui ho catturato i miei primi pesci con le traine a mano di cordino piombato. Esattamente di fronte alla spiaggia di Gennemari. Cerco i segnali che la vegetazione e qualche mattone di troppo ha nascosto, ma sento Franco allineare le sue mire che faccio fatica ad individuare. Intanto Giorgio mi passa la guida e armando la 12 e la 20 libbre mi illumina circa le ultime catture e le ultime scoperte. |
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Sono racconti abbastanza circostanziati, chiaramente personali, soggettivi, ma credibili, anche se volendo... da pescatore. Intanto i passaggi imprecisi sul filo dei 30-35 metri, per via dello scarroccio, ma soprattutto per la scarsa abilità del timoniere non portano a nulla. Giorgio e Franco sono convinti che la secca sia disabitata: "meglio provare più a fondo, ai lastroni". Ci dirigiamo quindi verso la quota impossibile di -64 al traverso della Torre del Finocchio. Per me è già un'emozione pensare ai dentici d'inverno, figuriamoci a queste quote. Non mi risulta, infatti, che altri, nel Golfo o in altre parti della Sardegna, cerchino i dentici così a fondo. |
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E intanto Giorgio prosegue con l'esposizione delle sue osservazioni, delle sue esperienze. "Vedi, i dentici che stanno a Torre delle stelle non sono stanziali, sono dentici in caccia che si trovano lì per una missione, alimentare naturalmente. Quelli che troviamo a fondo, invece, sono di casa, pesci che hanno un vero e proprio rapporto familiare con l'habitat circostante. Pesci che non scappano una volta allamati, ma pesci che tentano di proteggere il legame con l'ambiente". Conclusioni queste a cui Giorgio e Franco sono arrivati analizzando il comportamento delle prede con lo scopo, naturalmente, di perderne il meno possibile. Tecnicamente il tutto si traduce nella diversa taratura della frizione e nei diversi tempi di ferrata. Nel primo caso, diciamo entro i 35 metri, la ferrata avviene dopo la fuga della preda, quindi con la frizione lenta. |
| Al contrario con i dentici di fondo la frizione è serrata e la ferrata è immediata, aiutata anche con un bel po' di manetta. | |
| Detto e fatto. Ad un certo momento Franco si agita. E' in piedi con la canna puntata sull'addome. Giorgio si catapulta a poppa col gas al massimo. Io sono immobile impietrito. | |
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Potrebbe essere panico ma di fatto sto vivendo una scena che conosco, che mi hanno appena raccontato. Succede tutto in due secondi. La 20 libbre sembra che non ce la faccia ma Franco rassicura: ...c'è, c'è! E' un bell'esemplare che stimiamo sui 6 chili! Ancora un paio di passaggi ma niente! Si va al traverso di Is Mortorius su alcune pietre a quota -45. Qui è la volta di Giorgio. Mi invita a seguire i movimenti del cimino, a volte impercettibili ma precisi. Il copione si ripete, stavolta in leggerezza. E' un dentice di 3 chili e mezzo, forse 4. |
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Finalmente è il mio turno. Mi mostrano la seppia, la paratura e l'innesco e poi consigliano: acqua in bocca, se no... Anche io sistemo la Hemingway 12 libbre stand up nel portacanna e col cuore in gola osservo il cimino, così come in una battuta di surf. Sono emozionato, al punto che i movimenti non sono chiari, ...non erano chiari! Adesso posso permettermi di far "morire l'esca", una manovra che invita il predone all'attacco. Cedo lenza e quindi subito l'abboccata. Perdo un secondo, mi dicono, ma riesco a ferrare. E' un altro dentice identico a quello di Giorgio. Il telefono squilla. E' Alberto Vadilonga, anche lui laureato alla Fradelloni school, che dall'altra parte del Golfo, tra onde da paura e pioggia, vanta un bel dentice a pagliolo. Meno male! La serata sembra concludersi. Bene. Molto bene. Tanto che Franco ne allama un altro, appena più piccolo. E' poker! |
| HP tipi di pesca |
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