


Come sempre accade in qualsiasi altra disciplina, maggiore è il numero dei praticanti e maggiore, globalmente, è il loro livello tecnico. Per raggiungere alti livelli le capacità piscatorie sono determinanti ma non bastano: dalla barca è necessario avere anche buona padronanza di tutte le arti marinaresche. Non è sufficiente sapere che i pesci prediligono le secche, che i migliori risultati si hanno sui loro cigli e che un relitto in mezzo al mare può riservare piacevoli sorprese se poi non abbiamo la capacità di raggiungerli con precisione e senza perdite di preziosissimo tempo.
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E' necessario quindi saper leggere una carta nautica i cui elementi nascondono tracce importantissime
per scovare i pinnuti: saper trovare le coordinate di un punto e tracciare una rotta.
E' cosa certa che la pratica non assicura le nozioni di base neanche ai più navigati
pescatori ed è quindi necessario affidarsi agli insegnamenti di seri istruttori di nautica.
Combattimenti e recuperi dalla barca
Sia che il recupero avvenga dalla barca sia che avvenga da terra, le difficoltà
aumentano o diminuiscono in funzione della proporzione fra la potenza degli attrezzi e
le dimensioni della preda.
Ma mentre da terra è possibile lavorare il pesce soltanto con la canna e il mulinello in
mare aperto è possibile utilizzare a nostro vantaggio una terza arma: la barca.
Quindi, a parità di condizioni, in linea generale possiamo affermare che il combattimento
o il semplice recupero dalla barca presenta meno difficoltà rispetto a quello tenuto dalla
terra ferma: sabbia o roccia che sia.
Questo però non vuol dire che avremo sempre vita facile ma significa che dobbiamo gestire al
meglio la possibilità di movimento che ci offre l'imbarcazione.
Se peschiamo a barca ferma non ci sono grossi problemi: il pesce generalmente sta subito
sotto di noi e, nel caso non voglia sentirne di salir su, non dovremo far altro che assecondarlo
sino a portarlo allo stremo delle forze. Talvolta è necessario correre con la canna lungo tutte
le murate interne dell'imbarcazione. Se invece la barca è in movimento la musica cambia e in
questo caso il concerto lo dirigiamo noi. Questa condizione si verifica sempre nella traina e,
se abbiamo l'accortezza di mettere in moto la barca una volta allamato il pesce, anche nel
drifting. Diciamo subito che ogni qualvolta 30, 40, 50 metri e più di filo ci separano dalla
nostra preda, e questa non staziona sotto la barca, è sempre conveniente recuperare con la
barca in movimento. Questo ci consentirà di portare la preda verso i fondali a noi più favorevoli;
di ridurre la tensione della lenza facendle descrivere alla lenza una leggera curvatura;
di inseguire le incontrollabili sfuriate di un pesce esageratamente grande.
Canna da natante
Questa specialità derivata dal bolentino ormai in disuso, è sicuramente la più diffusa.
Forse perchè si ritiene che sia la più facile da praticare, quella con la quale si trova
sempre un pesce disposto ad interessarsi alle nostre esche. Dalla barca viene praticata
utilizzando canne, preferibilmente corte, e mulinelli di varie potenze. Uno dei principali
problemi è quello di riuscire a calare le parature verso il fondo e riportarle su senza che
i braccioli si attorciglino alla lenza madre. Inconveniente che si verifica in particolar
modo quando peschiamo su fondali profondi e quando abbiamo la fortuna di recuperare uno
o più pesci alla volta. Ma da qualche hanno, grazie ad una astuzia presa in prestito dagli
evolutissimi surfcaster, il problema si è ridimensionato notevolmente. Infatti, grazie ad
un sistema di palline montate in maniera tale da ruotare, tutt'uno con il bracciolo, attorno
alla lenza madre è possibile recuperare, senza fastidiosi attorcigliamenti, da elevatissime profondità.
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