


Articolo di Gabriele Marras - Tratto da "Mondo Pesca", direttore Alberto Belfiori
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Per la cattura del tonno, è difficile conciliare l'azione di pesca e coordinare i vari ruoli da svolgere in barca, soprattutto se l'equipaggio è formato da garisti. Si è ovviato a questo procedendo alla rotazione dei compiti che sono: posizionarsi sulla sedia di combattimento e assecondare le fughe del tonno; essere pronto a sostituire chi è sulla sedia, con indosso il giubbotto da combattimento; orientare la sedia da combattimento in base alla direzione del monofilo in uscita dal puntalino della canna; condurre l'imbarcazione controllando la direzione di fuga del tonno; scrutare l'orizzonte per individuare eventuali avvicinamenti di altre imbarcazioni e intervenire per qualsiasi evento. L'equipaggio, composto da Giovanni Serreli, campione provinciale di traina costiera e proprietario dell'imbarcazione in legno Penelope; Giovanni Salisci e Gabriele Marras ex campioni regionali di bolentino; Piero Portoghese, attuale campione regionale di bolentino e Bruno Mura garista, perfetto timoniere, ha accettato di buon grado l'alternanza nei diversi compiti; convinti che il lavoro di gruppo possa gratificare in egual misura i singoli. |
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Di comune accordo decidiamo l'uscita in barca un lunedì mattina sperando di essere i soli nel tratto di mare prescelto. Piero e Bruno, dopo aver acquistato al mercato ittico all'ingrosso cinque cassette di ottime sardine e raggiunti al solito bar Gabriele e Giovanni, di fronte a paste e cappuccini, augurano che le previsioni di tempo buono siano veritiere. Nel porto di Capitana il rumore del motore di Penelope ci accoglie insieme al saluto di dottor Serreli. Il tempo di imbarcare esca e bagagli: finalmente si parte. Il mare è ottimo e un gruppo di gabbiani ci scorta sino al punto in cui decidiamo di iniziare la pasturazione. Tale compito è svolto da due pasturatori elettrici: uno trita le sardine e l'altro rilascia in acqua ogni 20 secondi un pezzo delle sardine precedentemente tagliate e sistemate nel recipiente del pasturatore stesso. Nel frattempo, dopo aver rifatto due nuovi terminali e innescati i due ami con sardine, si fila a mare il primo a una distanza di 25-30 metri e il secondo a circa 20 metri. A questo punto si tara la tensione del monofilo a non più di 4-6 libbre e si aspetta la ferrata. Dopo circa tre ore finalmente il cicalino del mulinello della prima canna ci avverte di una ferrata e un "ci siamo" urlato dal doc Serreli dà inizio al combattimento. Immediatamente si recupera l'altra canna e si avvia il motore per poter manovrare lasciando sempre il monofilo della canna in uscita dalla poppa. Avendo già indossato il giubbotto da combattimento il doc afferra la canna e impartisce disposizioni circa la rotta da prendere per assecondare le fughe. Ogni 10-15 minuti ci alterniamo sulla sedia da combattimento e finalmente, noi tutti proviamo cosa vuol dire sentire in canna un bestione da un quintale! Dopo circa due ore di combattimento finalmente vediamo il tonno venire vicino alla murata e, dopo averlo raffiato e legato in tre punti diversi, lo issiamo sul bordo e lo facciamo scivolare dentro la barca. Guardando la costa ci stupisce la vicinanza di cala Regina a non più di un miglio dal punto di cattura; un nome così regale è facile abbinarlo a Sua Maestà il tonno: il nostro primo tonno! |
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| Pesca al tonno |
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